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“Nuovi criteri di diagnosi delle demenze”, dalla Itel una speranza per i malati di Alzheimer

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Una diagnosi precoce per individuare e trattare adeguatamente le malattie neurodegenerative, in particolar modo il morbo di Alzheimer. Per ottenerla è necessario creare sinergie tra tutte le figure professionali coinvolte. È quello che si è cercato di fare durante il convegno dal titolo “Nuovi criteri di diagnosi delle demenze”, tenutosi martedì nella sede ruvese della Itel, la quale l’ha organizzato in collaborazione con il centro diurno “Villa Anita” di Terlizzi, in occasione del secondo anno di attività di quest’ultimo.

«La diagnosi – ci spiega il professor Pasquale Di Fazio, direttore di Medicina nucleare dell’ospedale Dimiccoli di Barletta – resta clinica, ma con i biomarcatori possiamo validare tale diagnosi nel momento in cui la clinica mostra delle zone di penombra».

Ciò consente di individuare la malattia – per la quale non esiste ancora una cura – prima della sua fase conclamata (quando ormai è troppo tardi per intervenire), rallentando con gli opportuni piani terapeutici l’evolversi della stessa e consentendo a chi ne è affetto (e alla sua famiglia) di vivere per ancora molti anni un’esistenza dignitosa. Un dovere, un «peso», che il presidente Itel Leonardo Diaferia sente molto, anche umanamente.

Ma se la scienza e la medicina rispondono compatte all’appello, è necessario che anche le istituzioni prevedano e garantiscano fondi dedicati alla prevenzione e alla diagnosi precoce. Nel lungo periodo, infatti, tale politica consentirebbe un notevole risparmio di tutte quelle risorse del Servizio sanitario nazionale che oggi vengono destinate a chi non è più autosufficiente, considerando inoltre l’aumento dei casi di malattie neurodegenerative, dovuto all’allungamento dell’età media.